Accordi prematrimoniali e codificazione civilistica: verso il traguardo anche in Italia?

Legal Tech Focus no. 04/2019

by Ilaria Olia


“Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la revisione e integrazione del codice civile, approvato con regio decreto 16 marzo 1942 n. 262, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi”.
Così recita l’art. 1 del DDL recante la delega al Governo per la revisione del Codice Civile, per poi proseguire con un lungo elenco di ben otto punti, relativi ad altrettante materie, che, con il via libera del Parlamento, potrebbero essere incise dalla legislazione governativa.
Tra i vari settori interessati dalla delega, anche quello del diritto di famiglia, con – alla lettera b) del medesimo articolo –, la previsione di un intervento normativo volto a ​“consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli”.
Si tratta dei c.d. accordi prematrimoniali – variamente denominati anche convenzioni o patti –, che verrebbero così introdotti nel nostro ordinamento giuridico, acquistando piena legittimità.

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