Legal Tech Focus no. 05/2018

Intelligenza artificiale e tutela dei diritti umani

In un ecosistema digitale dove piattaforme e algoritmi raccolgono, studiano, analizzano e riordinano i nostri dati per assumere decisioni che ci riguardano direttamente, che spazio ha la tutela dei nostri diritti? ​Una delle più importanti sfide che ci attende è garantire il perfetto equilibrio tra tecnica, etica e tutela dei diritti dell’uomo. Solo così potremo arginare il rischio – oggi più che mai concreto – di un regime di cd. “algocrazia”.

Ormai da anni l’Intelligenza Artificiale (IA) è entrata nella nostra vita e nel nostro lavoro, dove funzioni e attività di elaborazione delle informazioni di matrice esterna o interna sono affidati a software di crescente ampiezza e complessità (in ambito legale basti pensare ai vari Luminance, Kyra system o Predictice, ndr). Cresce, tuttavia, il numero di quanti aderiscono a una concezione distopica di questa tecnologia, temendo che l’uomo possa esserne sopraffatto. Oggi la libertà sulla rete di ogni individuo è fortemente influenzata da algoritmi che, analizzando le nostre attività e preferenze, ci sottopongono ad una vera e propria sorveglianza digitale occulta (cd. “webtracking”). Questo ha implicazioni – come noto – sull’advertising che ci viene proposto, sulle offerte di migliori servizi e prezzi, sulla news feed dei nostri social network ma anche sull’offerta assicurativa o in ambito lavorativo. L’idea, tuttavia, è che tale scenario si estenda anche a molti altri ambiti, con un inevitabile impatto sociale. Da un punto di vista etico, l’Intelligenza Artificiale pone problemi di trasparenza e di apertura, poiché spesso non è possibile determinare né quali siano i dati su cui essa basa il suo funzionamento, né l’architettura dei suoi algoritmi, che sono coperti dal segreto industriale. A ciò deve unirsi la sostanziale inappellabilità di tali sistemi automatici, che impedisce un legittimo “diritto alla spiegazione” da parte degli utenti. Altro aspetto centrale è il rapporto intercorrente tra l’uomo e la macchina. In particolare comprendere se quest’ultima, indipendentemente dal suo creatore, sia in grado di assumere scelte proprie e imprevedibili, divenendo autonomo soggetto di diritto, centro di imputazione di responsabilità giuridica.

 

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