Legal Tech Focus no. 03/2018
by Carlo Rossi Chauvenet & Simone Vernikov 

L’aumento di capitale mediante conferimento di criptovaluta non è più fantascienza

Il recente decreto del Tribunale di Brescia, datato 13 luglio 2018, delinea i requisiti necessari affinché una criptovaluta (o “moneta virtuale”) possa essere valido oggetto di conferimento

 

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Il conferimento societario di criptovalute nella recente giurisprudenza del Tribunale di Brescia: i limiti e le possibilità

Il decreto del Tribunale di Brescia si è pronunciato sulla possibilità di conferire ai sensi degli articoli 2464 e ss. c.c. e nell’ambito di un’operazione di aumento di capitale sociale, criptovaluta per un valore corrispondente individuato di oltre 700.000€.
Più correttamente, la criptovaluta sarebbe qualificabile come “utility token” (o al più “payment token”), emesse da una società registrata negli Emirati Arabi Uniti e avente sede in Bulgaria, stando alle categorie delineate dalla FINMA nelle sue recenti linee guida. Benché l’istanza sia stata rigettata, il Tribunale di Brescia ha specificato che la valutazione operata dal Collegio riguardava unicamente il singolo token preso in considerazione e non costituiva un giudizio generale e di merito sulla conferibilità di moneta virtuale comunque denominata. Osservando i motivi di rigetto della richiesta, è peraltro possibile dedurre quali requisiti debba soddisfare una criptovaluta, un token emesso da una società privata, per poter essere oggetto di conferimento e, prima ancora, essere oggetto di una valutazione economica attendibile.

 

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